Accesso equo e universale: obiettivo globale, responsabilità locale

Atlante dell'acqua 2026

L’SDG 6 riguarda tutto il mondo, ma si realizza soltanto nei territori: anche in Europa e in Italia persistono disuguaglianze, fragilità infrastrutturali e ostacoli che colpiscono soprattutto le comunità più vulnerabili. Colmare questi divari significa trasformare un obiettivo globale in responsabilità locali, attraverso politiche integrate e interventi concreti.

Negli ultimi anni si è osservato un rallentamento dei progressi verso l’SDG6, dedicato all’acqua, influenzati negativamente dallo stress idrico.

Tra i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030, l’SDG6 punta a garantire un accesso sicuro, universale ed equo all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari. È un traguardo ancora lontano, anche in Italia, dove a volte la mancanza o la scarsa qualità di questi servizi resta causa di malattie e disuguaglianze. Per colmare questi divari servono strategie complementari e coordinate: da un lato politiche orientate all’accesso universale, come previsto dalla Strategia europea sulla resilienza idrica attraverso il principio “Efficienza idrica prima di tutto”, orientato alla riduzione della domanda, all’aumento dell’efficienza, al riuso e all’ampliamento delle forniture, con l’obiettivo di migliorare del 10% l’efficienza idrica entro il 2030; dall’altro, azioni mirate a garantire equità, rispondendo alle esigenze delle comunità più vulnerabili ed emarginate. 

La connessione tra obiettivo globale e responsabilità locale è alla base del progetto pilota “Accesso all’Acqua e ai Servizi Igienico-Sanitari”, avviato dal Centro Nazionale per la Sicurezza delle Acque (CeNSiA) nell’ambito dell’Accordo “Roma, una città più sana e più equa” tra Istituto Superiore di Sanità (ISS) e Roma Capitale, con il coinvolgimento di ISTAT, ACEA ATO2, Protezione Civile e Caritas.

In tema di accesso universale, Roma Capitale, in qualità di ente locale partecipante all'ente di governo dell'ambito territoriale ottimale (ATO2 Lazio Centrale-Roma), e ACEA ATO2, gestore del Servizio Idrico Integrato, hanno avviato numerosi interventi, attraverso misure complementari di supporto, spesso interconnesse tra loro per conferire coerenza e resilienza all’intera strategia. Gli interventi fanno riferimento alle quattro azioni chiave raccomandate dal principio “Efficienza idrica prima di tutto”. Nel quadro della riduzione della domanda, si sta lavorando su ricerca delle perdite di rete, campagne educative per l'uso consapevole dell'acqua, distrettualizzazione estesa delle reti, controllo delle pressioni, contatori idrici intelligenti. 

Parallelamente, tra gli interventi di efficientamento idrico, si è lavorato e si continua a lavorare all’ammodernamento degli impianti di trattamento per il riuso di acqua reflua affinata, il rinnovo e il risanamento delle reti idriche, la digitalizzazione dei processi e l’uso dell’intelligenza artificiale, la salvaguardia dei sistemi idrici, le interconnessioni degli acquedotti, i sistemi di allerta precoce, le tecnologie moderne di misurazione dell’acqua.

Gli Stati membri hanno l’obbligo di migliorare e mantenere l’accesso all’acqua potabile per tutti, e in particolare per i gruppi vulnerabili ed emarginati che, in Europa, sono circa 2 milioni
Gli Stati membri hanno l’obbligo di migliorare e mantenere l’accesso all’acqua potabile per tutti, e in particolare per i gruppi vulnerabili ed emarginati che, in Europa, sono circa 2 milioni

Uno dei pilastri più innovativi della strategia romana è il riuso dell’acqua reflua affinata: l’accordo di collaborazione scientifica tra ISS e ACEA ATO2 sostiene l’implementazione dei Piani di Gestione del Rischio per il riutilizzo delle acque affinate in agricoltura, nelle fontane monumentali, nei giardini pubblici, nel sistema di raffreddamento e riscaldamento del Policlinico Gemelli, negli impianti industriali e per fini ambientali, per salvaguardare l’acqua potabile riservandola agli usi essenziali, ossia il consumo diretto, la preparazione degli alimenti, l’igiene personale e sanitaria. Sono inoltre in corso sperimentazioni su nuove tecnologie “end of waste”, che permetterebbero all’acqua depurata di riacquisire la qualità necessaria all’utilizzo previsto. Infine, per l’ampliamento delle forniture si sta lavorando sulle interconnessioni tra acquedotti e la diversificazione delle fonti (es. potabilizzazione delle acque di superficie).

In tema di accesso equo, due principali azioni chiave sono al momento allo studio: la valutazione dello status quo e l’elaborazione di strategie di intervento atte a ridurre le disuguaglianze emerse. Per la prima azione chiave, il progetto pilota ha avviato il censimento delle tre principali tipologie di accesso: utenze domestiche, utenze non domestiche e accessi pubblici situati negli edifici pubblici prioritari (ospedali, scuole, stazioni, mercati, carceri, aeroporti, ecc.) e negli spazi pubblici (strade, piazze, giardini, parchi). Ad oggi, è stato completato il censimento degli accessi pubblici, dove più si concentra la presenza dei gruppi vulnerabili ed emarginati, mappando i “nasoni” (fontanelle pubbliche), le casette dell’acqua ed i servizi igienici pubblici, valutandone anche la qualità.
I dati, sovrapposti alla densità di popolazione e alla localizzazione dei gruppi più fragili, evidenziano una distribuzione disomogenea degli accessi pubblici e una grave carenza di servizi igienici, spesso insufficienti o inadeguati. Per colmare tali lacune sarà necessario definire un numero minimo di accessi basato non solo sui residenti, ma anche su turisti, pendolari, lavoratori, popolazione invisibile, condizioni climatiche, sicurezza sanitaria ed infrastrutture esistenti. Per quanto riguarda la seconda azione chiave, ovvero le strategie di intervento per garantire acqua sicura e servizi igienico-sanitari, si dovrà verificare che almeno il 95 % dei Rom e Sinti nei sei villaggi, come da Piano d’Azione Cittadino per il superamento del “Sistema campi” (2023-2026), disponga effettivamente di questi servizi. Per persone senza dimora e rifugiati, invece, si sta lavorando alla divulgazione di mappe aggiornate dei punti di accesso nei Centri Caritas, alla pianificazione di nuovi accessi pubblici in collaborazione con Roma Capitale e all’adesione della città alla rete internazionale delle “Marmot Cities”, coordinata da ISS, nata per ridurre le disuguaglianze di salute, secondo i principi sviluppati da Sir Michael Marmot[1].

ACEA ATO2 sta lavorando a un piano strategico con gli scenari di fabbisogno idrico e soluzioni, per prevenire l’emergenza e per gestirla nel caso si verifichi, in coerenza con la normativa vigente. Per completare il progetto pilota servirà ancora estendere il censimento degli accessi all’acqua e ai servizi igienico sanitari alle utenze domestiche, non domestiche e agli edifici prioritari e tradurre in pratica il piano strategico di ACEA ATO2. Fatto questo, sarà implementato un sistema di autovalutazione dello stato di equità di Roma Capitale, utile a sostenere la ratifica italiana del Protocollo Acqua e Salute OMS–UNECE, perfezionare le strategie di intervento e a definire un modello replicabile a livello nazionale, affinché l’accesso all’acqua e ai servizi igienici diventi davvero un diritto universale, sicuro ed equo.